Rohingya, i musulmani della Birmania: chi sono

Rohingya, i musulmani della Birmania: chi sono.

Rohingya, i musulmani della Birmania: chi sono

I Rohingya sono un gruppo etnico di religione mussulmana, questi parlano una lingua indoeuropea molto vicina alle lingue indoarie. L’origine di questo popolo non è chiara, ma molto probabilmente sono immigrati bangladesi stabilitivi in Birmania durante il dominio dell’Impero britannico. 

Nel 2012 è stato stimato che più di ottocentomila Rohingya vivano in Birmania e secondo le Nazioni Unite questa sono una delle minoranze più perseguitate al mondo. 

Infatti, in Birmania questi sono ingiustamente privati della cittadinanza e rifiutati da tutti, dopo diversi atti di violenza nei confronti dei Rohingya, lo stesso Papa Francesco prima del suo viaggio in Myanmar ha dedicato una preghiera a questo popolo chiedendo di porre fine alla sua persecuzione. 

Le tensioni tra i Rohingya e i birmani 

La minoranza mussulmana dei Rohingya non è mai stata ben vista dai birmani che hanno sempre cercato di opprimerli e di mandarli via dal paese togliendogli il diritto di cittadinanza. Specialmente dopo la radicalizzazione islamica di diversi soggetti appartenenti ai Rohingya e ai vari sostegni provenienti dal Golfo del persico, le tensioni si sono nuovamente acuite. 

Questo rinnovato senso d’intolleranza nei confronti dei Rohingya ha portato i soldati birmani a combattere prima contro i miliziani islamici riversatevi a pochi chilometri della frontiera birmana. Dopo quest’azione sono state molte anche le incursioni nei villaggi e nei campi profughi dei Rohingya ad opera dell’esercito birmano.

I Rohingya: la macchia nera del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi 

Il problema dei Rohingya è stato più volte ribattuto sia dal Dalai Lama che contesta il comportamento dei cittadini birmani, prevalentemente buddhisti. Anche l’ONU però ha spesso dibattuto sull’argomento anche al fine di ridare ai Rohingya la cittadinanza e i documenti di riconoscimento, toltigli dallo Stato Birmano. 

Per alcuni periodi, la speranza che questa situazione potesse avere una svolta positiva è stata riposta nel premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Oggi, lei è la leader del governo Birmano, oltre che il Ministro degli Affari Esteri e anche il Ministro dell’Ufficio del presidente. Tutte queste cariche le sono state attribuite dopo essere riuscita a combattere la dittatura militare del suo paese portando uno stato di parvente democrazia. 

Al momento, però nonostante tutte le buone azioni e le battaglie sostenute da Aung San Suu Kyi, la sua posizione per i soprusi che vengono subiti dai Rohingya è al quanto ambigua. In molti, nel panorama internazionale si chiedono come mai non permetta all’Onu d’indagare sulle accuse di violenze contro questa minoranza ad opera delle forze dell’ordine. Infatti, proprio i soldati birmani sono stati accusati di aver incendiato e commesso diverse atrocità nei confronti deivillaggi mussulmani presenti nel territorio birmano. 

Inoltre, dopo il problema sul fronte birmano e l’intervento degli estremisti islamici, la Premier ha accusato i Rohingya di aver commesso diverse atrocità e di essere ricorsi all’utilizzo dei bambini-soldato. Secondo le informazioni rilasciate quindi dall’ufficio della Consigliera di Stato, questo popolo non ha solo stretto forti legami con l’estremismo islamico ma ha anche puntato sull’utilizzo dei bambini sulla linea del fronte. 

Questa situazione, come si può ben intendere rimarrà ancora per diverso tempo un problema umanitario difficile da risolvere, persino con l’intervento delle varie organizzazioni internazionali e di figure religiose d’importanza mondiale come: Papa Francesco e il Dalai Lama.